da velo pendulo sale fino al palato duro, il sibilo che ti dirà qualsiasi cosa, mettiamo ti dica addio, e sarà tragedia, mettiamo tu mi batta, sarà speranza, mettiamo che dica a presto e sarà dolcezza, mettiamo che tu sia calce mi diranno pazza. Sbatte su corde sottili, veloce come rantolo, segna come gemito, e nell’articolazione c’è tutto quel che di buono feci, tutto quel che rimase impresso in immagini su nella corteccia, membrane sottili come Eva quando Dio ne prese i capelli tra le infinite dita diede un margine al bello e un senso al sublime che dio ti benedica che tenga in conto il canto che rimase che o già dimenticato che per esistere ha da essere rinnovato.
Ottobre 2, 2007
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